Adriano Labbucci La salvezza e il pericolo Donzelli 2015

10,00

segni d’uso e del tempo alla copertina, (foto) leg. salda, pagine ingiallite senza segni né sottolineature

Descrizione

Adriano Labbucci

La salvezza e il pericolo

Spiritualità, politica e profezia
ai tempi di Papa Francesco

Donzelli Editore
Saggine
prima edizione
12 gennaio 2015
ISBN 978-88-6843-171-6

cm. 16,5×11,5 br. ed. illustrata pp. 114

«Nella Pasqua ebraica la sera della cena si apparecchia la tavola e si lascia una sedia vuota, è la sedia del profeta.
Quella sedia è ancora vuota: profezia assente, politica muta. Un segno dei tempi, dei nostri tempi. La politica deve
tornare ad avere l’ambizione di cambiare l’epoca. Per cambiarla serve la voce profetica e serve far leva su quella
dimensione spirituale che è presente in ogni essere umano».

C’è un legame tra crisi della politica e crisi della spiritualità? Quanto pesa in questa doppia crisi l’assenza della voce
profetica? E cosa può rappresentare l’elezione di papa Francesco? Politica e spiritualità sono oggi investite da quell’ideologia
della privatizzazione che le ha come svuotate. Se non esistono ingiustizie sociali ma solo offese personali; se l’impegno collettivo,
la solidarietà sono debolezze da eliminare; se non ci sono alternative tra opzioni diverse; allora la politica, che è decisione e
mediazione tra valori e interessi differenti, cessa di esistere.
Quella medesima ideologia ha prodotto una spiritualità come cura di sé, star bene con se stessi, in una logica narcisistica
e individualista che è la perversione della spiritualità. Ciò che è paradossale è che quanto più la crisi è strutturale, tanto più
si cerca la risposta nella tecnica, che non la può dare. Si invoca il tecnico, ma è del teorico, del pensatore che abbiamo bisogno,
colui che sia in grado di prospettare altre idee e un’altra visione.
Qui entra in gioco la voce profetica che non prevede o predice il futuro, come erroneamente si pensa, ma dice ciò che gli altri non
dicono e vede ciò che gli altri non vedono del presente. E cosa è la politica se non questo: leggere il presente per orientare il futuro?
L’assenza della profezia è dunque uno dei fattori della crisi della politica.
Questo discorso riguarda anche la Chiesa: i mali che più la affliggono, autoreferenzialità e chiusura, sono gli stessi della politica.
L’elezione di Bergoglio appare come una scossa. Per lui la vita cristiana è una lotta, non ci può essere un «cristiano da salotto».
Senza profezia, come ha più volte ripetuto, la Chiesa scade nel clericalismo, si ammala. Il suo impegno è far rivivere un cristianesimo evangelico facendo recuperare alla Chiesa una dimensione spirituale da troppo tempo smarrita.
Resta aperto un interrogativo di fondo: la rivoluzione dello stile, il primato dell’atteggiamento sono sufficienti ad affrontare la crisi
della Chiesa o non è indispensabile riformare norme, regole e dogmi che mostrano tutta la loro inadeguatezza?
E saprà la Chiesa tornare a parlare delle cose ultime e non di tante altre cose? Domande che ci riguardano tutti.